 La paura dell’acqua pura
Una volta c’era un bambino che aveva paura dell’acqua pura.
Si chiamava Carletto e aveva cinque anni. Era bellissimo, con gli occhi grandi e blu, i capelli nerissimi e luminosi. Paffutello, nell’insieme ricordava proprio un bambolotto.
Quando la sua mamma voleva lavarlo, si metteva a urlare e sbraitare, scappava e non si faceva immergere nell’acqua. Rimaneva dunque sporco, con il visetto macchiato, le gambe e le manine sudicie.
La povera mamma si disperava e lo rincorreva tutti i giorni, sicché avvilita ed esausta, cominciò a ripetere una filastrocca dedicata proprio a quella peste di suo figlio. La poesiola diceva così:
C’era una volta un bambino
che aveva paura dell’acqua pura.
Quando la mamma lo lavava, sempre gridava.
Un giorno l’acqua lo rispecchiò e così gli parlò:
“Guardati qui, vedi come sei brutto sporco così?”
Il bimbo si guardò, si vergognò e subito si lavò.
Cominciò a recitarla in continuazione proprio mentre cercava di lavare il bambino che invece sgusciava via come un’anguilla.
-Vieni qui Carletto! Fermati! Ti devi lavare, non puoi restare tutto sporco come uno spazzacamino. -
-Sono pulito, mamma, non c’è bisogno che mi lavi. -
-Ma come! Sei sporchissimo, hai bisogno di una bella strigliata. -
-Non è vero! Poco fa mi sono lavato il viso. -
Le sue personali abluzioni consistevano nel bagnare a stento le dita e passarle sulla faccia. Ma in quel modo non riusciva a pulirsi bene e appariva ugualmente sudicio. Alcune volte la mamma riusciva a imporsi e allora lo infilava sotto la doccia, scatenando urla e lamenti.
Che disperazione! Che avvilimento avere un bambino così! Quindi la poveretta continuava a ripetere la filastrocca nella speranza di convincerlo.
Una volta una signora, tutta elegante e ingioiellata, l’aveva incontrato in ascensore e osservandolo, aveva esclamato: -Che bel bambino! Peccato che abbia le manine sporche! –
Poi strizzando un occhio aveva soggiunto: -È vero mamma?-
Carletto l’aveva guardata altezzosamente e aveva soggiunto con tono sdegnoso: -E peccato che tu abbia una faccia da scema!-
La donna l’aveva guardato scandalizzata e la mamma aveva gridato: -Carletto, come ti permetti! Chiedi scusa alla signora!-
Un’altra volta, mentre la povera madre cercava di afferrarlo e di lavarlo, lui scappando via come un razzo, andò a sbattere contro il carrello del televisore e l’apparecchio gli cadde addosso. Per fortuna Carlo restò illeso, neppure si spaventò, rimase imperturbabile.
-Mamma, si è rotto il televisore?-
La poverina era terrorizzata e lo strinse forte al petto.
-No no tesoro, non è successo nulla! Come stai? Come ti senti? Non ti fa male da nessuna parte?-
Intanto nei giorni successivi, ripeteva di continuo la filastrocca, tanto che senza volerlo, Carletto l’aveva imparata a memoria.
Una notte il bambino sognò che si stava specchiando nell’acqua e improvvisamente vide dinanzi a sé l’immagine di un mostro!
Si mise a urlare a squarciagola facendo accorrere padre e madre.
-C’era un mostro nell’acqua! C’era un mostro nell’acqua! Aiuto! Aiuto!-
-Ma no Carlo, - fece il padre -stavi solo sognando. -
La madre lo abbracciò e consolandolo: -Lo vedi, questo perché non vuoi lavarti e poi fai brutti sogni! -
Il padre cercò d’imporsi con severità. Furono dunque scenate e sculaccioni e il poveretto, cercando di lavarlo, finiva inzuppato pure lui.
Un giorno poiché il pavimento era tutto bagnato, il papà scivolò e finì a gambe all’aria nel tentativo di afferrare Carlo.
Altre urla e scenate. Insomma la vita con quel bambino era un vero inferno!
Quando compì sei anni, fu mandato in prima elementare. La maestra iniziò le sue belle lezioni sull’igiene e la pulizia personale, ma ancora una volta lui non ascoltò e si presentava a scuola ripulito in modo sommario.
Poi fra i compagni, conobbe Gloria e fu amore a prima vista. Era una bellissima bambina dai capelli rossi, tutta piena di nastri e profumatissima.
Lo guardò e disse: - Ciao bimbo, perché hai le mani e le unghie sporche?-
Carletto restò a fissarla senza sapere cosa rispondere. Gloria si allontanò e non gli rivolse più la parola.
L’amore servì da catarsi. Difatti da quel giorno come per miracolo, il bambino cominciò a lavarsi da solo, a farsi la doccia, a pulirsi bene le unghie.
La mamma ripensò alla sua filastrocca e capì che il figlioletto si era rispecchiato negli occhi di una bella bimba invece che nell’acqua.
- Carlo, - chiedeva il papà -perché ti sei messo il mio profumo?-
-Perché sono tutto lindo e pulito, - rispondeva lui -dunque devo essere anche profumato. - |